IN SHEI VERITAS
(Egitto, 11 marzo 2011)
Ebbene sì, non ve l’ho mai detto chiaro per non guastare il flusso biblico di turisti che mi permetteva di campare qui al caldino del Mar Rosso tramite il mio sito web – noto tour operator che da anni fa tremare le gambe ad Alpitur, Valtur e quant’altri. Ma sì, dicevo, è ora di confessarlo: nel Paese in cui attualmente risiedo è in corso una guerra di religioni. Quello che alcuni giornali minori (e alcuni assessori di poco conto) riportavano sull’Egitto in questi giorni non era falso, come avevo fatto intendere, ma solo poco accurato. La crociata, infatti, che ha portato all’incendio di vaste aree di chiese, moschee e note foreste di conifere lungo il perimetro del Cairo, non è stata fatta partire da uno scontro tra cristiani e musulmani, - come qualche Tg e quotidiano di nicchia aveva ventilato in Italia – bensì da un rigattiere che sosteneva fosse meglio il servizio Vodafone con una casalinga che sbraitava che la Mobinil fosse di gran lunga più vantaggiosa. Il lancio reciproco dei cellulari ha provocato la rottura di una vetrata di una chiesetta in zona Soul. Attorno ai due litiganti si è formato subito, nel tipico stile coesivo arabo, un manipolo di tifosi parteggianti per l’uno o per l’altra, lanciando essi stessi i propri cellulari all’una o all’altra fazione (Mobinil e Vodafone) nel tentativo accorato di convincere il prossimo sulle ultime promozioni offerte dalla propria compagnia telefonica. Dalla chiesetta danneggiata è uscito in quel momento il sacerdote, allarmato dagli slogan islamici “MMS!”, “bluetooth!” e “Vodafone live!”, in quel mentre impegnato in una confessione di un ex ufficiale della polizia segreta, ancora bianco in volto per l’indecisione sulla penitenza (sei anni di rosario o un esilio volontario alle Isole Svalbard?), recando in mano un crocifisso per difendersi dal lancio dei telefonini. Vedendo il simbolo religioso, gli appartenenti alla fede islamica presenti nella rissa, per non essere da meno, si sono affrettati a rifornirsi di tomi del Corano, dalle case e dal primo minareto assaltato da loro stessi allo scopo. Altri cristiani copti non hanno esitato ad imitarli, procurandosi Bibbie e croci di varie dimensioni, da case di privati, chiese e negozi di souvenir per i turisti. Così, ben presto la sassaiola dei cellulari si è allargata anche a lanci di libri da due chili l’uno, croci appuntite e mezzelune acuminate scagliate in lungo e in largo per tutto il quartiere (i palinsesti delle TV italiane in quel momento già si litigavano il prossimo special in prima serata sulla guerra santa). A questa notizia bisogna aggiungere le chiese e moschee incendiate, perché il sacerdote di cui sopra si era scordato il gas acceso nel cucinotto attiguo alla sagrestia. Al che altri copti – e presto “cotti” – dell’area hanno gridato all’attentato, e presto coinvolto nel falò comune anche le moschee dello stesso quartiere.
In tutto questo marasma, i militari, che dopo la rivoluzione sarebbero tenuti al mantenimento della sicurezza del Paese (tra campeggiatori in Tahrir, ladroni di Ali Baba resuscitati dalla megera zia beduina di Gheddafi ed ex hippy che regalano maria in cambio di bandiere libiche) -, decidono ognuno per sé se sparare in aria, voltarsi e andare a comprare un giornale (per vedere se la notizia della terza guerra mondiale sia già stata diffusa), oppure fare pausa-falafel, scuotendo la testa in un incipiente giramento globale, nella speranza che quei selvaggi di Soul si plachino da soli una volta finite le scorte dei telefonini e oggetti contundenti. Tutto questo avviene mentre gli ex impiegati della polizia scappano a nascondersi con le mogli nei migliori luoghi di vacanza del Mar Rosso o si dilettano ad assaltare case, banche e i loro stessi ex uffici dei servizi segreti.
I militari, come accennavo, come per uno strano morbo infettivo, iniziano ad accusare un leggero senso di fastidio alle zone più sensibili dell’apparato riproduttivo, dato dalla ricorrenza oggi di un mese dalla fine del regime e dall’inizio del loro personale inferno, tra migliaia di foto con autografo con carri armati fiori bimbi urlanti e bandiere, e le fazioni più disparate che a tutte le ore e in ogni luogo del Paese pestano i piedi creandosi leggi ad personam sulla strada, scambiando il coprifuoco per un happy hour (donne contro uomini, egiziani contro beduini, rigattieri musulmani contro casalinghe copte, atei (5) contro buddisti residenti (3), pro-Vodafone e pro-Mobinil, pro-turisti contro pro-deportazione di tutti gli stranieri a Bengasi, pro-kofta al dente e contro-kofta al dente, camperisti contro campeggiatori in Tahrir, e persino attivisti manifestanti per il tè beduino contro il caffè turco…).
Nel frattempo, naturalmente, tutti, senza esclusione, in Egitto oggi attendono la notizia imminente che l’odierna catastrofe in Giappone (terremoto e tsunami) sia stata provocata dal Premier italiano per distogliere l’attenzione mondiale dalla riforma della Giustizia in Italia, e dal suo barare nel compito in classe di storia (al corso serale per la terza età) sulla data di nascita di una nota cortigiana marocchina di origini faraoniche. Allo stesso modo, tutti attendono la notizia della smentita da parte dello stesso Premier e dei suoi amichetti di scuola (Gheddafi, Mubarak e loro compagni di banco), con previsto allarme-terrorismo e annuncio di Al Qaeda quale mandante dello tsunami sulle coste nipponiche, allo scopo di insabbiare la guerra di religioni in corso in tutto il Nord Africa, e nuovo video di Bin Laden, in cui in anteprima Mediaset il grande leader ballerà il tip-tap in completo da belly dancer.
Questo, ad oggi, il reportage della guerra fratricida in corso al Cairo (e in tutto il Nord Africa ma anche oltre), dalla vostra fedele corrispondente tra la capitale egiziana e il Mar Rosso,
Sonia Serravalli
(Ndr. Queste sono le notizie vere. Per quelle satiriche e demenziali, vedere naturalmente: http://rivoluzionando.wordpress.com/)
